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Jane Austen compie 250 anni! Potevo io non dedicarle un articolo? Zia Jane è stata la protagonista della mia tesi triennale, e in particolare il suo capolavoro Pride and Prejudice, con un focus sull’analisi del ballo Regency attraverso il romanzo e i due adattamenti più celebri, la miniserie della BBC diretta da Andrew Davies nel 1995 e il film di Joe Wright del 2005.
La studiosa Nora Foster Stovel considera le scene di danza altamente cinematografiche, ma sono tutte fedeli al periodo storico in cui è ambientata tutta la storia? Non è questo l’obiettivo principale del cinema, ma può essere fuorviante vedere qualcosa sullo schermo, convincersi che sia la verità storica e invece non è così.
Oggi svelerò alcuni risultati dei miei studi sulla fedeltà delle scene di danza nel film e nella serie tv di Orgoglio e pregiudizio, saltando la parte inerente all’adattamento di un’opera letteraria, di cui ho parlato nell’articolo su Frankenstein e Cime tempestose.


Il ballo Regency
Innanzitutto, definiamo il periodo della reggenza. Regency, infatti, è il termine che caratterizza gli anni che vanno dal 1780 al 1830, grazie all’influenza del regno del principe del Galles George Augustus Frederick – nominato reggente dal 1811 al 1820, quando il padre George III fu riconosciuto inabile al governo, e diventato poi re George IV of Hanover nel 1820 fino al 1830 – anche nel periodo precedente alla sua reggenza, perché promosse le arti, la cultura e i valori edonistici.
In quest’atmosfera si inserisce la musica e di conseguenza il ballo. Austen stessa si dichiarava delusa nel caso in cui avesse dovuto mancare a un ballo.1 È chiaro perché in tutte le sue opere la danza ha un ruolo cruciale nelle vite dei giovani amanti. Gli assembly ball erano l’unica opportunità per conoscere i futuri partner, mettersi in mostra, sfiorarsi e conversare. In poche parole, era un momento in cui tastare con mano l’attrazione fisica e l’intesa intellettiva. Per capire quanto fossero importanti questi eventi basti pensare che esistevano i children’s ball, balli aperti ai più piccoli che così potevano stringere nuove amicizie e imparare a muoversi con eleganza. Tra le varie tipologie di balli, ricordiamo quelli privati (“invitation only”), maggiormente prestigiosi di quelli pubblici. Uno dei balli esclusivi era l’Almarck’s assembly ball, organizzato una volta a settimana durante le dodici della London season (fine ottobre-primi di giugno), nata in risposta alla necessità di allietare le famiglie dei Parlamentari in seduta a Londra. Il court ball, invece, veniva organizzato in onore dei compleanni reali. Esistevano anche i supper ball, i balli con rinfresco, che comprendeva piatti freddi, carne, salumi e formaggi, una grande varietà di torte, budini, frutta e da bere limonata, tè, caffè, vino, liquore. E prima della partenza, si offriva agli invitati, soprattutto nelle serate invernali, un late-night drink (o un nightcap).
I balli erano una cosa seria! In vista di questi appuntamenti mondani, ogni famiglia, anche la più umile, doveva pagare un istruttore (Thomas Wilson era uno dei più rinomati) o recarsi in una scuola di ballo per imparare i passi di danza. Il dandy Beau Nash aveva creato un vero e proprio codice di condotta, poi aggiornato da Mr. James King, affinché tutto procedesse secondo le regole. Josefina Klang sottolinea che saper ballare era proprio uno degli elementi che contribuiva a dare una buona prima impressione.2 E sono proprio le prime impressioni le protagoniste del romanzo più celebre di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio. Non a caso il titolo provvisorio era per l’appunto First Impressions.

Tipi di danze
Cosa non poteva proprio mancare a un ballo, oltre agli invitati naturalmente? I musicisti! Che fossero più o meno professionisti, a seconda della formalità della serata e della ricchezza del padrone di casa, non importava, tanto venivano trattati al pari della servitù… non sempre ma molto spesso. Grazie ai musicisti era possibile dilettarsi nel ballo di numerose tipologie di danza:
- le country dance, che prevedevano che esistesse una leading couple, ossia una coppia modello per le altre vicine, e che generalmente era composta da due danze consecutive;
- il cotillion;
- il minuet, danza formale di origini francesi, popolare alla corte di Luigi XIV;
- la quadrille, la cui performance prevedeva la presenza di quattro coppie distribuite a formare un quadrato, era una danza dal gusto quasi militare, dato il suo ‘marciare’ e il disporsi in linee ordinate;
- il reel, che prevedeva la presenza quasi esclusiva di soli uomini e quindi era una danza fragorosa;
- il walzer, portato dall’Europa da Arthur Wellesley, I duca di Wellington, che aveva sconvolto la danza inglese, grazie a un approccio più intimo;
- il boulanger, di tradizione francese e di musica molto ritmata, che si danzava al termine della serata in cerchio.
Ingredienti per un ballo di successo
Nel suo libro A Dance with Jane Austen, Susannah Fullerton elenca tutti gli ingredienti per un ballo di successo:
- il primo biglietto da visita era l’invito: il tipo di carta utilizzato e la foggia del biglietto davano un primo indizio sull’agiatezza dei padroni di casa;
- il mezzo di trasporto era indispensabile per dare subito una buona impressione: una carrozza era una vettura molto lussuosa e costosa e non tutte le famiglie potevano permettersela. Ma ancor più importante era la presenza della luna piena, che con la sua intensa luce naturale (data la mancanza di energia elettrica per le strade) evitava incidenti tra le carrozze.
- un rito fondamentale prima del ballo era la scelta dell’abito, «un importante indicatore sociale»:3 l’abbigliamento era curato nei minimi dettagli, soprattutto quello di una donna non ancora sposata. I colori pastello erano molto in voga per le donne (bianco, giallo, verde, rosa o azzurro), abbinati ad accessori quali un paio di lunghi guanti di color pastello caratterizzati da laccetti affinché non scivollassero durante la danza, e scialli e mantelline, se il ballo si svolgeva d’inverno. Le ragazze acconciavano i capelli con fasce, piume o gioielli, mentre le donne più adulte generalmente indossavano un cappellino o una cuffietta, per modestia matronale. L’accessorio che proprio non poteva mancare era, però, il ventaglio, utilizzato per flirtare, nascondendo le labbra e mostrando solo gli occhi, o, al contrario, per allontanare un partner sgradevole oppure per ripassare i passi di danza stampati su di esso. La controparte maschile, invece, dava un tocco di colore alla sala: ovviamente gli ufficiali indossavano le loro divise rosso fuoco, ma in generale gli uomini indossavano giacche scure aderenti, gilet più chiari, knee breeches, ossia pantaloni alla cavallerizza di colore chiaro, calze di seta, guanti bianchi, tranne durante la cena, e scarpe basse con fibbie decorative. Thomas Wilson in A companion to the Ball Room sottolinea che era vietato arrivare in sala con stivali, speroni o ghette. Per completare l’outfit di ballo, però, era necessario un paio di scarpe di ricambio, specifico per la danza: delle flat dancing slippers, contraddistinte da suole in seta, decorate e adornate da fiocchi attorno la caviglia, ma che spesso si riducevano a brandelli a fine serata.
- Le donne dovevano appuntare all’abito o attaccare al polso il carnet con la lista di tutti gli uomini che avevano richiesto loro un ballo.
- E chi non aveva più l’età per danzare? Poteva rilassarsi nel salottino, pettegolando accanto al fuoco o giocando a carte!
Insomma, aveva ragione W.H. Auden a descrivere i balli come «the economic basis of society» nella sua Letter to Lord Byron!

Il ballo Regency in Jane Austen
To be fond of dancing was a certain step towards falling in
love.
Jane Austen, Pride and Prejudice
In Orgoglio e pregiudizio i balli descritti sono tre, di cui due più importanti: uno si tiene a Meryton e l’altro a Netherfield.
Il ballo in Orgoglio e pregiudizio (1995)
La fedeltà dell’adattamento di Orgoglio e pregiudizio del 1995 all’opera letteraria di riferimento è dimostrata da vari elementi, dalla divisione temporale stagionale agli evidenti contrasti tra i personaggi. Il regista Andrew Davies ha cercato di ricreare il mondo che fa da sfondo alle vicende, grazie a un’attenta analisi degli abiti, che facilitasse il lavoro della costumista Dinah Collin, e allo studio del manuale The Complete Servant per la presenza di servitù; allo stesso modo, ha lavorato sull’aspetto psicologico dei personaggi.
L’accurato lavoro di ricerca si è concentrato sulla “ballroom etiquette”: Clare Elliott, deputata alle ricerche storiche, ha visitato la Cecil Sharpe House e analizzato alcuni manuali e guide
riguardanti gli assembly ball, i quali hanno risposto a tutte le sue domande.
La coreografa Jane Gibson, consultandosi con Simon Bird e Sue Birtwistle, ha consigliato la presenza di ballerini professionisti al fianco degli attori protagonisti, cosa che, però, ha comportato costi maggiori. In The Making of Pride and Prejudice Gibson spiega la scelta di musiche e balli differenti per i due assembly ball di Meryton e Netherfield:
Although people would have danced the same dances at Meryton as at Netherfield, some would have been much more popular at the assembly than others […] For example, at Meryton they want to enjoy themselves. They’re from a different class. The occasion is all about community – the butcher, the baker, the candlestick maker – getting together to enjoy themselves. They are less concerned with elegance and might kick their legs up a bit. So I chose faster dances in jig or reel rhythm. But, if you look closely, you’ll see that the dance forms are the same; the difference is in the style.
(Susie Conklin e Sue Birtwistle, The Making of Pride and Prejudice, p. 70)
Nel Primo Episodio della miniserie è possibile ammirare l’esito dell’intenso lavoro di ricerca per la messa in scena del Maryton ball. La sala si affolla e l’atmosfera è festiva e danzante fin da subito, accompagnata da The Touchstone, il primo country dance che precede l’arrivo del signor Bingley e della sua comitiva; sulla scena risaltano due gruppi da sei ballerini ciascuno, tra i quali si distinguono Elizabeth, Lydia e Kitty. In questa circostanza, si può notare la prima incongruenza con il romanzo: Jane Austen mette in luce la quasi costante solitudine di Elizabeth, invece, qui, viene dipinta sempre con un atteggiamento allegro e danzante. La serie si focalizza sul ballo fra il signor Bingley e Jane, accompagnato da Mutual Love e dalla presenza di un’altra coppia che con loro forma un gruppo, e poi su un’altra danza, sempre a gruppi di quattro, con The Comical Fellow che fa da sottofondo. Nel complesso, l’adattamento del 1995 appare fedele al romanzo, riproponendo l’atmosfera e il contesto culturale del tempo.

Per quanto riguarda il Netherfield (supper) ball, il primo ballo a cui assistiamo è quello tra il signor Collins ed Elizabeth,sulle note di The Shrewsbury Lasses; alla danza partecipano anche Jane e il signor Bingley. In seguito, mentre Elizabeth si confida con Lady Lucas, il signor Darcy arriva interrompendole per chiedere un ballo alla prima; inizialmente titubante, la giovane donna accetta, ma i due giungono sulla pista separatamente. Insieme danzano una quadrille accompagnati da Mr. Beveridge’s Maggot, inizialmente in silenzio e poi conversando tra uno scambio di coppia e un altro; lo scambio di battute viene ripreso in parte dal romanzo. Qui viene messa in risalto la predilezione per le triple minor dance tipiche del periodo, durante le quali tre coppie danzavano insieme, creando una lunga linea femminile e una maschile e scambiandosi così i partner; il motivo per cui venivano preferiti era il fatto che la terza coppia danzava davvero poco rispetto alle altre e così
poteva conversare.
La scelta delle musiche che accompagnano le danze, grazie all’attento supporto del coreografo, risulta sempre essere un arduo compito: sono stati scelti dei veri musicisti professionisti, la cui musica è stata, però, preregistrata in studio, per avere un maggior controllo dell’audio nei momenti destinati al dialogo. Per quanto riguarda il secondo assembly ball, e in particolare la danza che il signor Darcy ed Elizabeth Bennet condividono, la scelta del sottofondo musicale è ricaduta su Mr. Beveridge’s Maggot, che crea una speciale armonia in sala. Sebbene i movimenti dei ballerini ricordino un verme (“maggot”), con il loro moto ondulatorio in sala, in realtà il titolo della melodia indica un’idea, una fantasia (“fancy”). Tale scelta musicale si è dimostrata storicamente accurata, al contrario di quella nell’adattamento del 1940.
Il ballo in Orgoglio e pregiudizio (2005)
Nel 2005 è la volta di un adattamento più moderno di Pride and Prejudice, diretto Joe Wright, nominato agli Academy Awards del 2006, ossia miglior attrice protagonista a Keira Knightley, migliore scenografia a Sarah Greenwood e Katie Spencer, migliori costumi a Jacquelin Durran e miglior colonna sonora a Dario Marianelli. Considerato «a picture of decorum», il film mostra due ore e nove minuti di paesaggi campestri e dialoghi ricchi di emozioni, da una prospettiva più ampia ai close-up.
In un’intervista rilasciata alla testata online indieWire, Joe Wright ha confessato la sua immensa ammirazione per Jane Austen, nata in età adulta, dal momento che la dislessia non gli aveva permesso in tenera età di godere della lettura di un buon libro. Il regista ha spiegato che ha voluto mettere in risalto la condizione di inferiorità della famiglia Bennet, non abbastanza abbiente da permettersi dei lussi, e perciò ha scelto per loro un aspetto umile, che non ricorda affatto quello degli adattamenti precedenti. Tuttavia, questo è un tratto per il quale Davies è stato assai criticato, in quanto ha fatto emergere il divario tra lower-class e upper-class e, secondo alcuni, ha anche eliminato le caratteristiche fondamentali dell’abbigliamento di epoca Regency.
Al contrario della serie del 1995, il film diretto da Joe Wright punta visivamente sulla fotografia per generare la meraviglia dello spettatore. Durante il Meryton ball, due interminabili linee di ballerini ballano l’una di fronte all’altra, in un’atmosfera altamente gioiosa e festante; le due maggiori sorelle Bennet vengono mostrate in disparte, nell’atto di conversare e ridere insieme a Lady Lucas, mentre Kitty e Lydia danzano allegramente. I musicisti vengono posti non su una piattaforma, come nella miniserie del 1995, ma in alto su una balconata, dalla quale animano la serata suonando Tythe Pig, riarrangiata con il titolo di Merytown Hall da Dario Marianelli e il suo team. Il ballo successivo è quello a cui partecipano anche il signor Bingley, affascinato dalla sua partner Jane: si danza sulle note di Moniek’s Maggot, noto anche come Rondeau, composto da Henry Purcell per il revival di Abdelazer Suite (1695). L’atmosfera danzante si ristabilisce, nuovamente accompagnata da Tythe Pig; anche in questo caso, come nella trasposizione diretta da Andrew Davies, è stato scelto di mostrare Elizabeth mentre balla e non in disparte. Joe Wright ha considerato essenziale dedicare al ballo largo spazio, rimarcando così la sua importanza nel romanzo di Austen e nella cultura del tempo. La musica e la danza sono le protagoniste, ma non mancano discorsi e commenti arguti da parte dei personaggi principali; nello specifico, è stato segnalato un considerevole grado di sfrontataggine in Elizabeth Bennet. La colonna sonora del lungometraggio del 2005 è totalmente curata dal pisano Dario Marianelli, il quale ha ottenuto una nomination agli Oscar 2006; egli, ispirandosi alle prime opere di Beethoven, si è affidato all’English Chamber Orchestra e al talento del pianista francese Jean-Yves Thibaudet per gli arrangiamenti.

Per il Netherfield ball, invece, seguiamo tutti i preparativi, dalla scelta dei nastri a quella degli abiti. La scena poi si sposta nel cortile della residenza Bingley, dove gli invitati si sono trattenuti prima di entrare, accompagnati da Arrival At Netherfield. L’arrivo del signor Collins permette ad Elizabeth di esibirsi per il primo ballo con lui: in quest’adattamento, egli si mostra meno impacciato di quanto sia descritto nel romanzo e più incline alla conversazione, benché Elizabeth sia decisamente più interessata ad ascoltare le motivazioni dell’assenza del signor Wickham. Al termine del ballo, accompagnato da Can’t slow down, mentre Elizabeth e Lady Lucas stanno discorrendo, passeggiando lungo la sala, per poco non si scontrano con Mr. Darcy, il quale chiede alla giovane Bennet un ballo. I due si ritrovano sulla pista da ballo e immediatamente le due lunghe file di ballerini iniziano a danzare. Dopo un breve momento di silenzio, inizia una lunga conversazione, atta a scrutare l’animo del signor Darcy, condotta tramite il sottofondo musicale A Postcard To Henry Purcell, un Rondeau tratto da Abdelazar e composto da Henry Purcell. Joe Wright si sofferma sui particolari: la telecamera indugia sulle mani che si sfiorano e gli sguardi che la coppia si scambia; in questo momento, la sala si svuota agli occhi dello spettatore, affinché ci si concentri solo su di loro, sul loro ballo ricco di astio e allo stesso tempo attrazione. Le danze continuano e il signor Darcy rende onore alla signorina Bingley, danzando con lei. Tra gioia e musica, si chiude la scena del ballo di Netherfield.
È fondamentale notare come entrambi i registi abbiano volutamente utilizzato due stili musicali differenti per le scene di danza di Elizabeth con il signor Collins e il signor Darcy. Inoltre, bisogna segnalare la ripresa dei dialoghi presenti nel romanzo, quasi completamente fedeli, i quali danno maggiore forza alla narrazione filmica.
Conclusioni
In entrambe le trasposizioni di Orgoglio e pregiudizio analizzate, è necessario rimarcare l’utilizzo delle cosiddette “strategie di manipolazione”, di cui si avvale sempre il regista durante la produzione di un adattamento. Sul piano della narrazione, nel caso dei balli, lo sguardo dello spettatore è diretto, ma anche mediato da Elizabeth, il cui punto di vista quasi costante non permette di vedere al di là della narrazione filmica. Sul piano della diegesi, entrambi i registi hanno raccontato le vicende secondo il principio della sottrazione, legato a quello di condensazione, dal momento che i dialoghi non potevano essere trasposti per intero e i pensieri non potevano essere espressi, se
non tramite la loro esplicitazione. Un altro principio alla base degli adattamenti è quello di addizione, come la musica di sottofondo, costumi non descritti nel romanzo, ma anche le sembianze dei personaggi. A questi tre principi si aggiunge quello della variazione, utilizzato nel momento in cui si vuole richiamare una medesima scena, ma le si vogliono dare caratteristiche differenti, come accade molto spesso nelle scene di ballo. Dunque, pur sottraendo, aggiungendo e modificando elementi che potessero rendere al meglio il linguaggio filmico, entrambi gli adattamenti rendono giustizia alla scena dell’assembly ball di Netherfield, grazie a dei movimenti che costringono i due personaggi a separarsi e riunirsi.
Per quanto riguarda i balli, l’esperta di danza dell’inizio del XIX secolo Susan de Guardiola ha notato numerose incongruenze con le melodie e il ballo di epoca Regency che agli occhi degli spettatori non emergono. La scelta delle musiche, per esempio, risulta inappropriata e inaccetabile. In sostanza, possiamo dichiarare accettabili le scelte attuate da Andrew Davies e Joe Wright, se ci dilettiamo nell’osservare una trasposizione cinematografica di un romanzo gradito in precedenza. Tuttavia, se l’analisi deve essere approfondita, non ci si può limitare a notare la presenza o l’assenza di una scena o un dialogo o la loro mancata fedeltà, ma è necessario un lavoro più approfondito, che, di sicuro, non si può eludere né concludere così rapidamente.

Tu quale adattamento preferisci? Avevi fatto caso a questi dettagli tecnici?
- Susannah Fullerton, A Dance with Jane Austen: How a Novelist and her Characters went to the Ball, London: Frances Lincoln Limited, 2012, p. 21. ↩︎
- Josefina Klang (2010), The Importance of Music and Dancing in Jane Austen’s Early Works; Northanger Abbey, Pride and Prejudice and Sense and Sensibility, Lund University, 2010, p. 1. ↩︎
- Pride and Prejudice Having a Ball, documentario, BBC, 2013. ↩︎


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