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Si torna sempre dove si è stati bene, quindi eccomi di nuovo tra le pagine di Jean Webster! Ma questa è un’opera speciale: l’unica a essere stata pubblicata in forma anonima in origine, l’unico giallo dell’autrice, la prima traduzione italiana integrale e annotata, e perdipiù protagonista della mia tesi magistrale sperimentale in Lingue e traduzione inglese. Insomma, mica pizza e fichi, ma ne è valsa la pena. Vediamo insieme, come sempre, quali sono state le particolarità e i dubbi di traduzione di The Four-Pools Mystery.
Diario di traduzione: proposta del testo
Chi è che, avendo l’opportunità di tradurre per la prima volta in italiano un’opera dell’autrice che sta studiando da anni, sceglierebbe un altro testo? Anche il mio relatore, lo stimatissimo prof. Mirko Casagranda, ha apprezzato subito l’idea, ma in particolare il focus della tesi: l’African American Vernacular English. Il mistero di Four-Pools, infatti, è un giallo (mystery fiction) ambientato in una tenuta della Virginia dell’Ovest in cui lavorano dei servitori afroamericani affrancati dalla loro situazione di schiavitù dopo la Guerra Civile. Tuttavia, come sappiamo, i pregiudizi nei loro confronti non si sono dissolti nel nulla (né allora né, direi, al giorno d’oggi) e difatti sono stati privati di diritti umani fondamentali. Il romanzo, in particolare, si inserisce in un periodo storico preciso, quello della Jim Crow Era, un arco temporale in cui erano entrate in vigore delle leggi che continuavano a limitare la libertà dei cittadini afroamericani.
Il romanzo, come dicevo, è un giallo, con tanto di furti e, ovviamente, decessi vari. E chi vuoi che venga accusato per l’omicidio commesso? Ma certo, un servitore afroamericano. L’intento di Jean Webster è denunciare i pregiudizi che le persone nutrivano verso gli afroamericani e dimostrare che il modo in cui ci comportiamo nella vita può determinare la reazione di chi ci sta intorno.

Peculiarità linguistiche
Essendo ambientato nella Virginia dell’Ovest, The Four-Pools Mystery contiene dialoghi in cui la parlata di quella zona è molto marcata. D’altronde, Jean Webster amava le lingue standard e non-standard ed era solita appuntare su un taccuino le espressioni particolari che sentiva nei luoghi che visitava. L’autrice si recava spesso in Virginia dai parenti, dunque conosceva bene sia il posto che la parlata tipica. Troviamo, quindi, espressioni come
guine/gwine
che è il past participle di go (gone).
E non dimentichiamo la lingua protagonista della mia tesi, l’African American Vernacular English, nella versione degli Appalachi: l’AAVE, infatti, assume caratteristiche semantiche, lessicali e fonetiche del luogo in cui vivono gli abitanti che la parlano, ed essendo una lingua prevalentemente orale viene trasposta nella forma scritta attraverso un espediente definito eye dialect, che prevede la riproduzione dei suoni attraverso l’impiego e la fusione delle lettere dell’alfabeto. Ricordiamo sia espressioni del genere, come
Dere ain’t no chicken dere = There aren’t any chicken there (Lì non ci sono polli)
sia frasi che mostrano la costruzione della frase tipica dell’African American Vernacular English, come
I reckon he’s took to de woods = I reckon he’s taken to the woods = Penso che siano andati verso il bosco.
Linguaggio settoriale
Come spiego in un altro articolo del blog, chi traduce narrativa deve essere abile anche nella traduzione settoriale, perché chi scrive attinge spesso da vari ambiti per motivi di trama o per creare figure retoriche quali metafore, similitudini, ecc.
Chi mi conosce sa che non amo particolarmente due settori, quello legale e quello economico (mi riferisco a testi complessi e scientifici, che si addentrano molto nel settore). Eppure, ne Il mistero di Four-Pools mi sono dovuta confrontare (e scontrare) anche con loro, volente o nolente!
Per il settore economico ho dovuto “combattere” con termini come
bridge
che in quello specifico contesto indicava i bridge loan, cioè i prestiti ponte, un tipo di prestito che dà la possibilità di non restituire l’intera cifra alla banca immediatamente dopo la sua scadenza, ma a rate e in un periodo più lungo.
E per quello giuridico con espressioni abbastanza semplici, come
indictment = messa in atto di accusa.
Diario di traduzione: problemi etici e come evitarli
Quando c’è di mezzo l’AAVE, di conseguenza possono apparire termini come la N-word. Ed è inevitabile che bisogna affrontare il problema di come tradurre queste parole dispregiative. Io ho agito così: le ho tradotte dando la connotazione che portano con sé, in altre parole ho usato la parola con la N anche in italiano.
Questa è una responsabilità che chi traduce si prende, e infatti il relatore mi ha subito manifestato il fatto che, nonostante la traduzione fosse fatta bene, non era d’accordo con quelle precise scelte di traduzione, dunque le avrei dovute spiegare adducendo argomentazioni di tipo storico e linguistico, di cui magari parleremo in un altro articolo. Dobbiamo renderci conto che se la parola è usata da un razzista, di certo avrà una connotazione razzista. Se un personaggio sceglie di usare n*gro/n*gger invece di black person, un motivo ci sarà, fa parte della sua caratterizzazione. A mio parere, non bisogna mai discostarsi dal volere di chi scrive, ossia non bisogna riscrivere il testo a proprio piacimento mentre si traduce.

Fine traduzione, laurea e pubblicazione ufficiale
Concludo la traduzione, concludo la tesi e il 16 dicembre 2021 la discuto durante una seduta per pochi intimi (eravamo ancora in pandemia e l’accesso all’aula era consentito solo a due familiari per ogni laureando). La tematica affrontata piace, la tesi pesa quanto un bambino di 2 anni, ma finalmente ho concluso questo splendido percorso e posso prepararmi per la pubblicazione ufficiale con Caravaggio Editore.
Il testo viene rivisto dai revisori e correttori di bozze, impaginato con copertina simile all’originale, e viene pubblicato il 10 marzo 2022!
Non così in fretta…
Freniamo un attimo l’entusiasmo: Il mistero di Four-Pools non è la prima traduzione italiana. Come? Qualcuno ci tiene a sottolineare che ho detto una falsità e tira fuori dal cilindro la versione pubblicata da Sonzogno dal titolo Il mistero dei quattro stagni (1940). Come ho detto poco fa, la riscrittura e la traduzione non sono la stessa cosa, e Il mistero dei quattro stagni non tiene fede alla trama e alla narrazione (se vuoi scoprire i dettagli, leggi questo articolo). È molto più breve, presenta modifiche molto importanti nonché tagli alla trama… insomma, non è l’opera che Jean Webster ha scritto. Quindi sì, Il mistero di Four-Pools è la prima traduzione italiana perché è integrale (e annotata).

Ti interessa la tematica del razzismo e delle lotte degli afroamericani?
Mentre rifletti, ti aspetto per il prossimo diario di traduzione!


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