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Terzo diario di traduzione, terzo testo di Jean Webster. Mi sto appassionando? Alla vita dell’autrice poco, perché vi sono molti buchi temporali, ma alle opere in un certo senso sì, in particolare perché lei ha uno stile tutto suo.

Enrico De Luca decide che bisogna tradurre anche il seguito/spin-off di Papà Gambalunga, ossia Dear Enemy (Caro nemico), che è considerato un seguito perché inizia qualche tempo dopo la fine di Papà Gambalunga, e uno spin-off perché la protagonista cambia: non è più Judy ma Sallie, una delle due compagne di stanza.
Questa è la mia prima traduzione di un romanzo, dal momento che quella di Papà Gambalunga era in collaborazione con De Luca, che curerà quest’edizione (anche se la maggior parte delle note sono mie perché ho dovuto inserire riferimenti specifici al testo per le spiegazioni socio-culturali e traduttive). Già prima di consegnare Una parabola per mariti, cioè nel periodo di tempo tra una correzione e un’altra da parte dei revisori, inizio subito a lavorare a questa traduzione. Per quanto mi riguarda, infatti, non penso che si possa tradurre più di un testo lungo all’anno, a meno che non si metta da parte la cura minuziosa verso il testo.
Diario di traduzione: ostacoli e dubbi
8 dicembre 2019: mi viene richiesta la consegna di un centinaio di pagine. Anche qui ci sono poesie da adattare, come nel primo romanzo, ed espressioni idiomatiche, slang o collocazioni che
- o possono essere tradotte utilizzando degli adattamenti, come social butterfly = ragazza mondana; to tie oneself into a knot = preoccuparsi;
- oppure devono essere tradotte letteralmente perché creano un gioco di parole con quello che si sta raccontando.

L’aspetto più difficile è rendere i dialoghi in lingua irlandese e scozzese senza appesantire il testo. Opto per delle forme più colloquiali quando posso, altre volte traduco in italiano standard e lascio la versione in inglese non-standard in nota.
Inoltre, ci sono delle lettere scritte tutte (o in parte) in maniera sgrammaticata, stile che mantengo perché è legato al modo in cui parlano i bambini.
Nel testo è anche presente una prerogativa di Jean Webster, che viene affidata a Sallie, cioè il non ricordare lo spelling corretto delle parole. Nel caso della sua protagonista, si tratta di un termine “tecnico”, ossia anemico che lei, nella confusione, scrive così:
ænemic — aneamic — anæmic
ma in realtà a Webster capitava con parole molto più comuni. Questa caratteristica si ritrova anche nelle lettere al (futuro) marito.

Come per Una parabola per mariti, anche questa volta devo affidare ai madrelingua per un dubbio. Parlando di Sarawak, Sallie scrive che è «a pink city», ma non capisco il perché dell’aggettivo «pink». Alcuni madrelingua su un forum si confrontano e arrivano alla conclusione che il rosa si riferisce al colore che i territori di dominazione inglese assumevano sulle cartine geografiche dell’epoca.
The end!

Le bozze vengono create a luglio 2020. I primi giorni di agosto ancora si rivede la traduzione al romanzo, che uscirà il 29 dello stesso mese. Sì, mi posso ritenere soddisfatta. E sì, se lo potessi modificare oggi, cambierei moltissime cose…

Hai letto il seguito/spin-off di Papà Gambalunga? Come ti è parso? A me, più maturo del precedente. Chissà quanto avrebbe potuto dare alla letteratura americana Jean Webster!


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