Diario di traduzione: Una parabola per mariti di Jean Webster

Read the English version here.

Dopo il primo romanzo in collaborazione per Caravaggio Editore, si continua a tradurre le opere di Jean Webster. È il momento di un racconto in prima traduzione italiana, confluito nel romanzo Molto rumore per Peter (Much Ado About Peter). Sto parlando di A Parable for Husbands, Una parabola per mariti.

Questo testo segna l’inizio di una sfilza di traduzioni letterarie in cui le parlate non-standard la fanno da padrona. Li selezionate apposta per me questi testi? No, ditemelo!

Gif seriously?

A parte gli scherzi, questo è solo uno dei tanti modi per affinare le proprie capacità di traduzione e iniziare a studiare i metodi per veicolare parlate così distanti da una cultura all’altra. Più qualcosa è complesso e più mi carica, mi accende, perché arrivare alla soluzione e all’equivalente più fedele all’originale non è facile.

L’apice lo raggiungerò con Il mistero di Four-Pools (sempre di Jean Webster), un romanzo piuttosto complesso che contiene dialoghi in African American Vernacular English. È stato il romanzo protagonista della mia tesi magistrale sperimentale in Lingua e traduzione inglese.

Ma ora non distraiamoci e vediamo insieme come ho lavorato alla traduzione del racconto.

Diario di traduzione: prima bozza

Per quanto riguarda l’inizio della traduzione, non saprei dare una data, forse fine 2019. Il 24 febbraio 2020, infatti, invio la traduzione completa.

A ogni modo, la parte narrativa sembra scorrere bene, ci sono solo alcuni termini specifici legati ai componenti della carrozza, ma si superano in un tempo abbastanza ragionevole, con le dovute ricerche.

Incontro anche delle espressioni idiomatiche che non conoscevo, per esempio:

  • to talk through one’s hat = parlare a vanvera (di origine moooolto incerta!).

Il tratto ironico di Webster emerge ancora di più in un testo condensato come un racconto: l’autrice immagina il punto di vista di un capo-cocchiere che dà consigli amorosi al marito della sua padrona, dicendo che con le donne bisogna essere duri come lo si è con i cavalli. Ovviamente, è bene sottolineare ancora che bisogna cogliere l’ironia della narrazione: Webster era una femminista e sapeva come pungere trattando argomenti (ancora oggi) spinosi mai con superficialità ma usando espedienti per affermare il contrario di ciò che intende.

Ma torniamo alla traduzione: iniziano i dialoghi e qui sì che sono dolori…

Diario di traduzione: i dialoghi e il non-standard English

Peter, il capococchiere, parla irlandese, ma non essendo acculturato il suo eloquio è anche sgrammaticato! Quindi, devo conciliare le due cose in italiano. Ci sono riuscita? Spero di sì…

Il primo approccio è diverso da quello definitivo. All’inizio, non so dove finisca la lingua irlandese e inizino le sgrammaticature. Quindi, mi rivolgo ad alcuni madrelingua su un forum (è la scelta migliore quando si è in dubbio, al posto di scrivere cose sbagliate). Questi mi spiegano che sì, si tratta di irlandese, ma è di certo un irlandese sgrammaticato. Quindi, in italiano devo inserire altrettanti errori grammaticali e lessicali.

Two characters galloping
Illustrazione d’epoca (presente nel volume di Caravaggio Editore) tratta dalla prima edizione del racconto, pubblicato sul McClure’s Magazine del 1905

Riporto qualche esempio di espressione sgrammaticata e di come ho deciso di tradurla:

  • it’s my dooty (invece di “duty”) = sento che è mio obbligo (invece di “dovere”); quest’ultima non è una forma sbagliata, ma è meno comune nell’italiano standard;
  • I first come (invece di “came”) = la prima volta che sono venguto (invece di “venuto”);
  • if I was her husband (invece di “were”) = Se io ero suo marito (invece di “fossi”);
  • I’ve drove her […] an’ I’ve rode after her (invece di “driven” e “ridden” = L’ho portata avanti e dietro […] e c’ho cavalcato dietro (invece di “l’ho condotta [in città] e riportata indietro” e “seguendola a cavallo”;
  • When there weren’t no one (invece di “wasn’t”) = Quando non c’erano nessuno (invece di “c’era”).

Infine, Jean Webster utilizza due varianti fonetiche non-standard di due verbi molto usati in inglese:

  • a al posto del passato del verbo avere;
  • ud al posto di would.

Insomma, un raccontino breve breve ma non privo di insidie!

Gif hysterical laugh

A mio parere, le parlate non-standard devono sempre emergere anche nel testo di arrivo, l’appiattimento culturale non è mai una scelta per me. Si procede per negoziazioni, perdite e compensazioni, ma una soluzione bisogna trovarla. Questo può dare fastidio lungo la lettura, renderla più lenta, ma una traduzione addomesticata al pubblico di arrivo farebbe perdere la caratterizzazione dei personaggi. È sempre importante, comunque, inserire delle note a piè di pagina esplicative, così chi legge non si sente perso.

Ma ora lascio la parola a te: che ne pensi? Preferisci un libro scorrevole e privo di questi dettagli (che, quindi, non sembri una traduzione) o ti piacciono queste peculiarità culturali?

Al prossimo diario di traduzione!


Commenti

4 risposte a “Diario di traduzione: Una parabola per mariti di Jean Webster”

  1. […] specifici al testo per le spiegazioni socio-culturali e traduttive). Già prima di consegnare Una parabola per mariti, cioè nel periodo di tempo tra una correzione e un’altra da parte dei revisori, inizio subito a […]

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  2. […] Diario di una traduzione letteraria: Una parabola per mariti di Jean Webster – Miriam Chiaromo… giugno 30, 2025 […]

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  3. […] mancare parlate non standard? L’ho detto già nel diario di traduzione di Una parabola per mariti: le parlate non-standard mi perseguitano! Si tratta o di sgrammaticature o di vere e proprie […]

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