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A pochi giorni dall’elezione di Papa Leone XIV, propongo un viaggio nel tempo a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento durante il Papato del 256º vescovo di Roma, Papa Leone XIII, a cui ha deciso di ispirarsi Papa Prevost durante il suo pontificato.
Perché questo viaggio nel tempo? Per chiamare in causa una delle autrici che ho studiato in questi anni di traduzione editoriale, Jean Webster, nota perlopiù per il romanzo Papà Gambalunga. Webster fu in Italia proprio durante il Giubileo di Papa Leone XIII nel 1900 e vi ritornò nel 1903 durante il pontificato di Papa Pio X.
Scopriamo insieme cosa unisce l’autrice statunitense e il pontificato di Papa Leone XIV.

Charles L. Webster fu nominato cavaliere da Papa Leone XIII
Nel 1886 il papà di Jean Webster, insieme al prozio Mark Twain, diede alle stampe per la sua casa editrice Charles L. Webster & Co. The Life of Pope Leo XIII, scritto da Bernard O’Reilly. Si prospettava un bestseller, ma così purtroppo non fu e il volume contribuì a condurre la casa editrice verso la bancarotta.
Tuttavia, nel 1887 Charles L. Webster fu nominato Cavaliere dallo stesso Papa, un importante riconoscimento per lui, che morì pochi anni dopo, nel 1891.
Nella recensione di «The North American Review» del volume di O’Reilly1 si parla di un uomo «of great amiability and piety, of rare culture and learning, of exceeding discernment and prudence, and withal, of a born diplomatist and statesman».
Anche Papa Leone XIV viene descritto con le stesse parole, presenta lo stesso carattere e la stessa propensione verso il diritto canonico, in cui si è specializzato presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) dopo una laurea in matematica presso la Villanova University negli Stati Uniti.

Jean Webster a Roma: Papa Leone XIII e Pio X
Nel 1900 Jean Webster giunse per la prima volta in Italia con la madre Annie Moffett e insieme visitarono Genova, Firenze, Padova, Venezia, Napoli e Roma durante il Giubileo di Papa Leone XIII. La Città Eterna è «as charming a bit of Paradise as one can find on earth»; alla mamma Papa Leone XIII appare subito come un tipo di buon cuore. È proprio durante questa visita a Roma che l’autrice pone le basi de La principessa del grano, che sarà pubblicato nell’ottobre 1905.
Qualche anno dopo, nel 1903, Webster si recò di nuovo a Roma e in quell’occasione Papa Pio X concesse a lei e alle sue amiche (Ethelyn, futura cognata, e Lena) un’udienza. Ethelyn volle incontrarlo per far benedire un rosario per l’allora moglie di suo fratello Glenn Ford McKinney, Annette Reynaud, che soffriva di depressione, e Lena, che parlava meglio di tutte l’italiano, fece da intermediaria.2

Jean Webster sposava le cause sociali di Papa Leone XIII
Papa Leone XIII è “il Papa delle encicliche”, 86 in tutto, tra cui la più importante, la Rerum Novarum, che gli fece guadagnare anche il nome di “Papa sociale” e “Papa dei lavoratori”. La Rerum Novarum fu la prima enciclica che affrontava temi sociali in maniera esplicita, in particolare la questione dei lavoratori durante la prima grande rivoluzione industriale, con la richiesta che tutte le classi sociali collaborassero per una lotta comune contro il capitalismo.
A distanza di ben 134 anni da quell’enciclica, Papa Leone XIV, spiegando la scelta del suo nome, ha proprio citato quest’aspetto connesso al contenimento dell’invasione dell’intelligenza artificiale in tutti i settori lavorativi.
Anche Jean Webster era attenta ai temi sociali: era venuta in Italia nel 1900 proprio per scrivere la tesi sulla povertà (Pauperism in Italy) e continuò a interessarsi alle problematiche dei più umili fino alla fine della sua vita. Nelle sue opere, questo suo attivismo emerge sempre: l’attenzione alle lotte contadine è il tema cardine de La principessa del grano e del racconto che ne contiene il germe, Villa Gianini; la schiavitù degli afroamericani è alla base de Il mistero di Four-Pools; la situazione dei bambini negli orfanotrofi e la loro educazione (con un focus sul Metodo Montessori), invece, è presente in Papà Gambalunga (romanzo e commedia teatrale) e nello spin-off Caro nemico, dove fanno capolino anche la questione dell’emancipazione femminile, il suicidio, l’alcoolismo e varie forme di disabilità. L’autrice s’impegnò anche per una gestione delle carceri che favorisse la dignità e il rispetto, ed entrò a far parte del comitato per la riforma delle prigioni, diventando una visitatrice costante del Sing Sing Correctional Facility.
Jean Webster e Papa Prevost sono quindi strettamente connessi a Papa Leone XIII. L’attenzione ai più umili, le origini statunitensi e l’amore per l’Italia sono un segno distintivo che li collega attraverso la storia e ci permette di creare un ponte tra passato e presente tra Italia e Stati Uniti.
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