Halloween alternativo: La degenerazione da Stoker, Stevenson e Wilde al film Saltburn

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Perché limitarsi ai soliti film di Halloween quando puoi vedere un thriller psicologico davvero ben fatto, ricco di riferimenti culturali, artistici e letterari? Per i più fortunati quest’anno c’è Frankenstein di Guillermo Del Toro al cinema, per i comuni mortali rimane Netflix dal 7 novembre, oppure altre pellicole sulle varie piattaforme. Il mio consiglio è Saltburn, diretto da Emerald Fennell, su Amazon Prime.

Se hai letto il post che ho dedicato al suo “Wuthering Heights”, sai quanto apprezzi lo stile della regista, la sua precisione nei dettagli e la sua ricerca dietro a ciò che mette sullo schermo. E se conosci Stoker, Stevenson e Wilde conosci il tema della degenerazione. Ecco, Fennell riprende questo concetto per dare vita al suo personaggio principale, Oliver, che va incontro a una degenerazione morale che mi ha ricordato i protagonisti degli autori inglesi che tanto amiamo. In quest’articolo analizzeremo il concetto di degenerazione e la trasformazione di Oliver da ragazzo irreprensibile a mostro.

La degenerazione in letteratura

Bram Stoker
Robert Louis Stevenson
Oscar Wilde

[…] Tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. Questo è ciò che siamo veramente.

Harry Potter e l’ordine della fenice

Il tema della degenerazione affonda le sue radici nella letteratura greca. Non andremo così indietro nel tempo, però, ma ci soffermeremo solo sull’Inghilterra del XIX secolo, periodo storico in cui emergono le ansie a causa dei mutamenti sociali ed economici a cui la società assiste. La paura dell’ignoto colpisce tutti e in letteratura viene veicolata attraverso l’uso del genere fantastico e gotico: esseri che volano come pipistrelli, ritratti che invecchiano al posto delle persone rappresentate, esperimenti scientifici che portano a un cambiamento radicale della personalità, e molto altro. Il punto di partenza è sempre il medesimo: esplorare e analizzare la morale nella società e le conseguenze di desideri repressi che emergono in maniera incontrollata e senza riguardi dei confini etici. E perché limitarsi a generare la paura quando si può anche riflettere ad Halloween?

Saltburn e la degenerazione

Oliver in Saltburn

Saltburn è un film lontanissimo dal mio genere, ma è riuscito a colpirmi grazie a piccoli dettagli di sceneggiatura e scenografia/fotografia che sono degni di nota.

Il protagonista della storia è Oliver Quick (Barry Keoghan), il tipico bravo ragazzo studioso e intelligente, quindi abbastanza isolato e solitario. Quando fa la conoscenza di Felix Catton (Jacob Elordi) inizia a essere ossessionato da lui e a trasformarsi radicalmente per essere considerato e incluso nel suo giro di amici. Si uniforma a loro, inizia a bere e a fumare, e si allontana dai principi che lo avevano mosso fino a quel momento, fino a diventare un malvagio manipolatore. Insomma, va incontro a un processo di graduale degenerazione morale paragonabile ai protagonisti dei romanzi di Bram Stoker, Robert L. Stevenson e Oscar Wilde. Oliver diventa contemporaneamente il Conte Dracula e Dorian Gray, mostrandosi al mondo a volte come il dottor Jekyll e altre come il signor Hyde.

Emerald Fennell si sofferma sulla degenerazione dei giovani che prendono a modello persone “perfette” che li fanno sentire esclusi e diversi dalla massa. Seppur talvolta in maniera involontaria, essi portano i “reietti” sulla cattiva strada – o sono questi ultimi a convincersi che per essere qualcuno devono conformarsi agli altri? Questa è una tematica dal valore immortale che ci tocca da vicino e ci permette di riflettere sulle dinamiche che si creano all’interno dei gruppi sociali.

Felix in Saltburn

Fennell utilizza il simbolo del labirinto – presente a tutti gli effetti nel parco della tenuta Saltburn – per indicare sia la complessità della mente umana che il percorso di Oliver. Egli, da buon Teseo quale dimostra di essere, intrappola Felix, manipolandolo e trasformandolo in un Minotauro dalle fattezze angeliche. In questo modo, la figura di Oliver potrebbe anche essere interpretata in modo positivo e i suoi atti apparirebbero rivoluzionari. Egli agirebbe in modo contrario alla morale solo per sovvertire un sistema che affida il potere alle classi privilegiate e abbienti.

Oliver come il Conte Dracula

Oliver in Saltburn scena sangue

In Dracula, il tema della degenerazione è legato alla figura del vampiro (simbolo di regressione, corruzione e perversione) che, come Oliver, agisce di notte. Bram Stoker si rifà agli studi di Max Nordau sulla paura della degenerazione che colpisce la società e genera una variazione della specie. In Dracula emergono anche le teorie dell’antropologia criminale di Cesare Lombroso attraverso le descrizioni del Conte come un essere peloso, dalle orecchie a punta, il naso aquilino e i denti appuntiti, e dal cervello infantile e sottosviluppato, tutte caratteristiche collegate all’atavismo e alla fisiognomica.

In Saltburn, Oliver è un estraneo nella famiglia di Felix tanto quanto lo è uno straniero in una terra nuova. Tuttavia, come Jonathan Harker in Dracula, Oliver va incontro a un processo di elaborazione, ossia di adattamento alle condizioni di vita del suo amico, accomodandosi e sentendosi come a casa. Man mano il film dimostra che la degenerazione della borghesia inglese (la famiglia di Felix) ha infettato Oliver al punto da farlo diventare pericoloso e malvagio.

Oliver diventa il Conte Dracula in specifiche scene che sono nauseanti e si focalizzano su una sua predilezione verso i liquidi umani, come il sangue. Egli non lo succhia infilando i denti nella giugulare dei malcapitati, ma vi si avvicina in altri modi che generano il ribrezzo di chi guarda. In questo modo, Oliver attiva il processo di degenerazione morale e allo stesso tempo dimostra di voler essere contaminato e assumere le caratteristiche della persona da cui assorbe il sangue. Insomma, il sangue che passa da una persona di classe superiore a una di classe inferiore rafforza l’idea che Oliver non agisca in quel modo solo per un desiderio sessuale ma anche e soprattutto per salire di grado nella scala sociale e diventare come i Catton.

Oliver come Dorian Gray

Saltburn Oliver e Felix

L’ossessione di Oliver per Felix sfocia in venerazione. Perde la ragione, compie atti inimmaginabili e osceni, mostrando un desiderio sessuale verso Felix che non è derivante da una vera e propria attrazione amorosa. Oliver aspira a diventare come Felix, bello, affascinante, (apparentemente) sicuro di sé, ricco, e cede a pensieri perversi. Come il Dorian di Oscar Wilde – che, al contrario, fa un patto con il diavolo per rimanere bello e giovane per sempre – inizia a condurre una vita dissoluta fatta di alcool, droga, sesso e crimini vari. Come Dorian, Oliver non si accorge di essere caduto in un circolo vizioso e continua con questo stile di vita. Tuttavia, il protagonista di Saltburn non arriva al punto di pentirsi perché non si scontra mai con la realtà, con il ritratto che invecchia e mostra i segni della degenerazione al posto suo; Oliver non apre mai gli occhi e alla fine raggiunge il suo obiettivo e ne è felice.

Saltburn tocca temi cari a Oscar Wilde, quali la critica alla borghesia (potente dal punto di vista delle ricchezze ma non da quello intellettivo) e il dualismo bene-bellezza (il bello rappresenta anche il buono?). D’altra parte, l’impiego delle opere d’arte per anticipare ciò che accadrà o svelare l’animo dei personaggi riconsegna all’arte quel valore educativo di epoca vittoriana, che di fatto Wilde in quanto esteta aveva rigettato.

Se ne Il ritratto di Dorian Gray, inoltre, il colore bianco ha un valore simbolico della purezza del protagonista, Fennell in Saltburn sceglie dall’inizio tonalità che vanno dal rosso/bordeaux al marrone, più scure e misteriose, che richiamano sia l’agiatezza che la decadenza e il sangue.

Oliver come Jekyll e Hyde

Oliver compleanno in Saltburn

Oliver dimostra di possedere una doppia personalità, un lato buono che espone al mondo durante il giorno, una maschera che lo fa apparire perfetto, un bravo ragazzo. E poi ha un lato malvagio che emerge di notte, nell’oscurità, quando compie atti estremi, diabolici e irragionevoli. Il passaggio dall’uno all’altro è impercettibile: anche Oliver come Jekyll sfocia nella sua controparte Hyde con naturalezza, compiendo atti sempre più malvagi.

Nel capolavoro di Stevenson, l’ambizioso esperimento di Jekyll di separare la parte cattiva dalla buona fa emergere Hyde, fino ad allora latente, che prende il posto di Jekyll, modificando tutto il suo essere, anche l’aspetto esteriore. Hyde appare più animalesco, primitivo, come per sottolineare che ogni individuo nasce con queste caratteristiche e viene poi indirizzato dai valori della società che “costringono” a comportarsi bene, a civilizzarsi. Ma mentre l’animale agisce per uno scopo (nutrirsi, per esempio), Hyde compie delitti per il puro gusto di farlo.

Al contrario, in Saltburn Oliver è del tutto invasato: i suoi obiettivi sono legati al miglioramento del suo status sociale dal punto di vista economico e relazionale, ma ciò non giustifica il suo comportamento malvagio. Fisicamente, Oliver non muta, ma Fennell escogita un modo per trasformarlo per brevi attimi, durante la festa in occasione del suo compleanno, segnando un passaggio definitivo dal bene al male.

In definitiva, consiglio la visione di Saltburn perché genera riflessioni sulla società, sul potere e sulla morale. I riferimenti culturali e letterari non si limitano a quelli citati nell’articolo, ma sono svariati e arricchiscono il sottotesto della narrazione, che appare stratificato e complesso.

Quindi, il tuo sarà un Halloween alternativo o vedrai i soliti film horror?