Elizabeth Gaskell e le fiabe: Curioso, se fosse vero

Copertina Curioso, se fosse vero

Read the English version here.

Le autrici del panorama letterario mondiale sono state inserite nel canone solo di recente… alcune! Perché moltissime sono cadute nell’oblio e non ancora (o solo in parte) riscoperte. Elizabeth Gaskell è una delle poche fortunate: i suoi racconti e romanzi sono tradotti in italiano e anche molto amati. In essi, emerge spesso l’uso delle fiabe come tramite ironico per intessere una critica alla società. Ma da dove deriva questa connessione tra Elizabeth Gaskell e le fiabe?

Elizabeth Gaskell foto

Elizabeth Gaskell e le fiabe

In un seminario tenuto dalla studiosa Carolyn Lambert per l’Elizabeth Gaskell Society viene messa in luce la tendenza dell’autrice vittoriana a riutilizzare fiabe, favole e racconti folkloristici nei romanzi e nei racconti.

L’autore che viene in mente quando si parla di fiabe famose quali Cenerentola, La bella e la bestia, Cappuccetto rosso, ecc. è Charles Perrault. Tuttavia, Gaskell si rifà anche e soprattutto alle conteuses des contes des fées, autrici del XVII secolo ritenute imitatrici delle fiabe di Perrault e, di conseguenza, eliminate dal canone perché inferiori (vi sono state introdotte solo negli anni Novanta del 1900). L’obiettivo di queste donne, che lavoravano in gruppo e si influenzavano a vicenda, era proprio lo stesso di Gaskell: criticare la società. L’opera in cui emerge maggiormente quest’intento è il racconto Curioso, se fosse vero, ma anche romanzi, come Mogli e figlie (Wives and Daughters), contengono riferimenti alle fiabe.1

Copertina Curioso, se fosse vero

Curioso, se fosse vero: trama

Tra gli ultimi racconti gotici di Elizabeth Gaskell spicca per ironia e narrazione peculiare Curioso, se fosse vero (Curious, if True). L’autrice crea una cornice narrativa (per dare veridicità a ciò che viene raccontato) in cui il protagonista, tale Richard Whittingham, scrive una lettera (a chi, non è dato saperlo) per raccontare la bizzarra esperienza che ha vissuto in Francia, mentre era alla ricerca dei suoi antenati (discendenti di Giovanni Calvino). Mentre faceva una passeggiata, si perse nel bosco a causa dell’incombere della notte. Di colpo vide delle luci in lontananza, si avvicinò e scoprì che si trattava di un castello medievale al cui interno alcune persone, vestite con abiti peculiari e anticheggianti, si erano radunate per festeggiare. Chi sono questi individui?

Come si scoprirà, si tratta dei protagonisti di fiabe, favole e racconti folkloristici, che intratterranno Whittingham in conversazioni che faranno allusione alla loro vita passata (per com’è narrata nei libri). Dunque, quello che visse il protagonista è realtà o finzione? Sogna o è desto? Anche il finale del racconto ci lascia con quest’interrogativo e spiega in un certo senso il titolo del racconto.

Gaskell, fiabe e critica alla società

Elizabeth Gaskell utilizza le fiabe per intessere una critica sulla società del suo tempo. C’è chi cerca di tenersi stretto il titolo nobiliare, chi ha permesso ad altri di accaparrarselo e chi con sguardo critico osserva tutti e spettegola.

Le fondamenta del racconto si basano proprio dall’ambizione socio-economica del protagonista/narratore, che si fregia di discendere da Calvino. Come lui, altre persone puntano a raggiungere i gradini più alti della scala sociale solo per un vanto personale. Le donne le principali protagoniste della critica di Gaskell – anzi più che le donne il sistema patriarcale che le tiene costrette. Nella società vittoriana, infatti, esse sono relegate a una posizione di inferiorità a causa di convenzioni sociali molto rigide. È proprio a causa di questo sistema che spesso sono vittime di violenza fisica e psicologica. Altro che «e vissero tutti felici e contenti»!

Curioso, se fosse vero è una triste commedia degli equivoci in cui il protagonista, Richard Whittingham, viene confuso con il protagonista di Dick Whittington e il suo gatto, ma è troppo insicuro della sua identità per farlo presente. Cenerentola ha i piedi gonfi perché si è ostinata a indossare scarpe di cristallo troppo piccole e scomode per apparire più bella agli occhi del principe. E la moglie di Barbablù rimpiange il marito, nonostante fosse un serial killer…

Il castello in cui queste persone sono rinchiuse, quindi, diventa un simbolo per il limite mentale che si sono imposte, una gabbia “dorata” in cui, come ne La ballata del vecchio marinaio di Coleridge, sono tutti costretti a ricordare la loro vita passata e a raccontarla, incapaci di evolversi. L’impiego dei personaggi di finzione per rappresentare dei tipi vittoriani diventa un modo ironico per opporsi alle convenzioni letterarie dell’epoca, in cui si preferiva ritrarre gli orrori della vita in modo realistico, prendendo le distanze dal genere fantastico.

Testi citati: fiabe, favole e racconti folkloristici

Elizabeth Gaskell utilizza alcuni racconti per bambini per riscrivere la morale per un pubblico più adulto e consapevole e creare uno spesso reticolato di riferimenti intertestuali. Ma quali sono questi riferimenti? In ordine di apparizione:

Dick Whittington e il suo gatto, racconto popolare inglese;

Dick Whittington e il suo gatto

Pollicino, fiaba di C. Perrault;

Pollicino

Barbablù, fiaba di C. Perrault;

Barbablù e la moglie

La bella addormentata nel bosco, fiaba di C. Perrault;

La bella addormentata nel bosco

Cenerentola, fiaba di C. Perrault;

Cenerentola

La bella e la bestia, fiaba di Madame Jeanne-Marie Leprince de Beaumont;

La bella e la bestia

Il gatto con gli stivali, favola di C. Perrault;

Il gatto con gli stivali

La gatta bianca, favola di Madame Marie-Catherine d’Aulnoy (citato anche nel racconto Company Manners di Gaskell);

La gatta bianca

Jack l’ammazzagiganti, fiaba e leggenda della Cornovaglia;

Jack l'ammazzagiganti

Cappuccetto rosso, fiaba di C. Perrault.

Cappuccetto rosso

Il prossimo approfondimento su Curioso, se fosse vero sarà di traduzione, quindi stay tuned!

Eh sì, perché ho avuto l’opportunità di tradurre questo splendido racconto che è entrato a far parte della collana Frammenti d’autore di Caravaggio Editore. La copertina l’ho già mostrata, e ti assicuro che il libro è bello anche dentro, perché contiene illustrazioni d’epoca.

E a te piacciono le illustrazioni nei libri (classici)?

  1. Per maggiori approfondimenti, consiglio la lettura dell’articolo di Carrie Wasinger dal titolo “That Old Rigmarole of Childhood”: Fairytales and socialization in Elizabeth Gaskell’s Wives and Daughters. ↩︎

Commenti

2 risposte a “Elizabeth Gaskell e le fiabe: Curioso, se fosse vero”

  1. […] in tutte le narrazioni sono i riferimenti intertestuali. Nel racconto, ritroviamo quelli inerenti a fiabe, favole e racconti folkloristici, come una citazione letterale alla traduzione inglese di Cenerentola di Charles Perrault. Oltre a […]

    "Mi piace"

Lascia un commento