Cos’hanno in comune la traduzione letteraria e quella tecnico-scientifica?

Libro da sfogliare

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Per entrare nel mondo della traduzione bisogna (o bisognerebbe, perché poi di fatto non avviene sempre) studiare la storia e le teorie della traduzione e seguire corsi di traduzione che aiutino a navigare in questo vasto mare.

Io ho studiato traduzione letteraria all’università, in entrambe le lingue (inglese e francese), poi ho seguito Master e corsi di specializzazione per approfondire anche altri settori (quello medico, quello turistico e di marketing). Ma consiglierei a tutti quest’iter per un semplice motivo: la traduzione letteraria è strettamente connessa a quella tecnico-scientifica e viceversa. Come? Te lo spiego in 3 punti:

libri che ho tradotto

1. La traduzione letteraria ti permette di affinare le tue capacità di scrittura

Tradurre splendide descrizioni paesaggistiche o profonde riflessioni storiche e filosofico-culturali non fa che aumentare il tuo bagaglio culturale e affinare le tue capacità di scrittura. Ma questo non lo fa anche la lettura? Certo, leggere è fondamentale, ma ricordiamo che, come dice Italo Calvino «si legge veramente un autore solo quando lo si traduce, o si confronta il testo con una traduzione, o si paragonano versioni in lingue diverse».1 Si va sempre alla ricerca della sfumatura di significato che veicoli quella precisa sensazione o che aiuti a rendere un concetto ostico.

2. Poesia e figure retoriche

Un linguaggio più poetico e ricco di figure retoriche nei testi letterari ci spinge a utilizzare la nostra creatività e sensibilità. Questo è spesso utile anche per la traduzione tecnica, in particolare quella per il marketing e la transcreation (una traduzione più creativa, come quella di payoff e claim). Immagini che veicolano sentimenti, che ti trasmettono emozioni, che ti proiettano in altri mondi, che ti fanno sentire bene sono fondamentali se l’obiettivo della traduzione è fornire un’esperienza a chi legge ancor prima di usufruire del bene/servizio.

3. La microlingua

La microlingua è «ciascuno dei linguaggi che, in uso in determinati settori della scienza, della tecnica, delle attività produttive, costituiscono altrettante varietà in seno alla lingua comune» (Treccani). Ça va sans dire che è tipica dei testi e delle traduzioni settoriali, tecniche e scientifiche. Ma siamo proprio sicuri che nei testi letterari non sia presente? Ovviamente, se si parla di ambiti specifici, chi scrive utilizza tecnicismi che dimostrano una ricerca approfondita di ciò di cui si parla, ma che sono anche uno specchio del suo stile di vita. Di conseguenza, anche chi traduce deve sapersi destreggiare, e aver seguito corsi di traduzione settoriale ovviamente aiuta.

un sasso sopra l'altro

Nel prossimo articolo, vedremo qualche esempio di microlingua nei testi che ho tradotto, ma intanto ti chiedo:

Come ti approcci alla traduzione di termini specifici? Ti sono capitati testi letterari in cui si parlava di settori particolari? E testi settoriali in cui è stata fondamentale la creatività, la poeticità e l’uso di figure retoriche?

  1. Calvino, Italo, «Sul tradurre», in Calvino, Italo, Saggi, a cura di Mario Barenghi, Mondadori, Milano, 1995, pp. 1776-1786. ↩︎

Commenti

2 risposte a “Cos’hanno in comune la traduzione letteraria e quella tecnico-scientifica?”

  1. […] spiego in un altro articolo del blog, chi traduce narrativa deve essere abile anche nella traduzione settoriale, perché chi scrive […]

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